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Tanto lo scarico

Quando si ha che fare con un’impresa commerciale, e l’azienda agricola lo è, bisognerebbe sempre tenere presente il principio secondo cui la cassa è re.

Significa che intanto il canone, per esempio nel caso del leasing, va pagato (rata capitale e interessi, che vanno a comporre il canone, figuriamoci nel caso di un supercanone iniziale). Quindi devo commisurare opportunamente gli esborsi che intendo fare nel corso del periodo di  pagamento alle mie capacità di produrre cassa (danaro liquido, non margine economico, che quello lo vedo a fine anno...). Il fatto di avere un beneficio fiscale non è di per sè un fatto che giustifichi la spesa. Anche perchè una spesa oggi è certa, il beneficio futuro, per definizione, incerto.

Mettersi in una situazione delicata è facile. E importa poco se “tanto scarico tutto”, perchè se non ho margine per scaricare questa risulterà una magra consolazione. A maggior ragione per imprese che hanno un regime di esenzione.

Bisognebbe chiedersi, ad esempio: è meglio avere un mutuo, magari con un periodo di preammortamento, magari modulato sulle mie effettive  dinamiche aziendali, ed un rimborso lungo, anche pagando un tasso un poco più alto, oppure un piano di pagamento dove “tanto scarico tutto”, è più semplice chiaro, legato al bene eccetera eccetera? Ma soprattutto: mi serve?

Talvolta, per seguire una politica di “ottimizzazione”, per sfruttare tutto quel che c’è disponibile “per” (per qualcosa, pagare meno imposte, utilizzare un nuovo servizio ecc) ci si dimentica se quella spesa, quell’investimento ci serve veramente. Questo accade in tutte le cose della vita, figuriamoci nella vita di impresa che è,  assolutamente, una cosa della vita.

Nella vita personale di ognuno di noi il concetto è probabilmente meno determinato e perentorio: un acquisto emozionale ha un suo valore. Si può discutere dell’opportunità di acquistare uno smartphone del costo di mille euro rispetto ad un altro che ne costa centocinquanta e che fa tutte o quasi le cose che fa il primo. Negli acquisti “emozionalI” si soddisfa anche qualcos’altro che non sia l’effettuazione di operazioni specifiche (la telefonata, il messaggio, la consultazione di un sito internet, l’utilizzo dei social network sino alla fotografia di un momento personale o anche professionale). Se non fosse così non esisterebbero marchi storici dell’industria moderna. In fondo, per andare da qua a là non ho bisogno necessariamente di avere una fuoriserie o una berlina di prestigio, mi basterebbe pure una utilitaria opportunamente manutenzionata.
Ma nella vita di impresa c’è il criterio economico-finanziario che dovrebbe aiutarci a discernere se una certa spesa serva a qualcosa, indipendentemente che sia deducibile dall’imponibile fiscale.

Quella spesa è in grado di aumentare le mie capacità attuali o future di produrre reddito (meglio: produrre cassa, immediata o futura)? Accresce il valore della mia attività produttiva, in termini di reddito annuale o in “valore” della mia impresa agli occhi di un ipotetico compratore, per esempio?

Se si, è un investimento razionale, ed allora andrò a verificare se vi sia strumentazione agevolativa o fiscale in grado di minimizzare il mio esborso. Se no è una spesa che non devo fare, quale che sia il vantaggio indiretto, relativo ad essa. Talvolta l’eccessiva informazione -  e l’eccessiva normazione -  determina confusione e decisioni irrazionali.  Ci si allontana dalla sostanza delle cose e dalla razionalità delle decisioni, come, ad esempio, nella crisi finanziaria dei sub prime culminata nel 2008.  Vero e proprio esempio, tra le alte cose,  di miopia collettiva.

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