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Sviluppo aziendale - fondi pubblici e privati

Start up, finanziamenti pubblici e caro, vecchio finanziamento bancario.
Chiunque decida di lanciarsi in un’avventura imprenditoriale deve confrontarsi con aspetti molto pratici: al di là dell’entusiasmo, delle intuizioni e del sacrificio occorrono soldi.

Sempre per rimanere nell’ovvio tutto costa. Il lavoro delle persone, le strutture, le licenze, l’amministrazione. Niente di nuovo sotto al sole.

Piuttosto la domanda è dove trovare questi soldi. Apparentemente fioriscono le offerte di finanziamenti pubblici in materia: bandi regionali per le start up, incentivi all’innovazione, premi, sgravi. La nostra ultima esperienza è molto negativa a riguardo: l’impressione che ne abbiamo derivato è che la strutturazione dell’offerta non corrisponda all’erogato ma soprattutto che la fatica per provare ad accedere a queste forme di supporto sia sproporzionata rispetto al risultato che si ottiene.

La procedura di compilazione delle domande è diversa a seconda dell’ente che bandisce l’offerta. Occorrono a volte giorni e settimane per scrivere la domanda in maniera compatibile ai formati di documenti messi a disposizione. Le logiche premianti non sono quasi mai chiare: il confine tra innovazione, ricerca e sviluppo sembra molto più una questione semantica che non un elemento chiaramente definito.

La richiesta di iscrizione a workshop e seminari risulta essere abnorme mentre manca una cosa fondamentale, la possibilità di discutere “de visu” il progetto con chi si occupa della valutazione. Questo premia in particolare i “mestieranti” che con parole chiave, slogan e frasi ad effetto infarciscono i documenti. Si procede per mode e per famiglie di termini che in un certo periodo sono prioritari e “trendy”. In un caso ci siamo sentiti dire che era importante “l’effetto WOW”.

Posto che chi vince e partecipa ad un bando se lo è certamente meritato, rimane da chiedersi quanto lavoro viene sprecato da chi lo perde. Se ad esempio, un bando Horizon 2020 vede vincitori il 13% dei partecipanti, non è logico chiedersi quanto è costato il lavoro dell’87% dei perdenti.

Forse quel tempo può e deve essere dedicato ad altro. Il mercato ha più risposte di quante non possa darne il pubblico in questo senso. Le tanto bistrattate banche hanno un ruolo fondamentale e forse conviene guardare a loro come primi supporti dell’iniziativa in attesa che il mercato, possibilmente il prima possibile, cominci a riparare gli sforzi con l’acquisto dei prodotti offerti.

Ed il valore delle banche è tanto più apprezzabile quanto più rapida è la risposta che danno alla richiesta di finanziamento. Se è “No”, meglio saperlo il prima possibile in modo da potere passare ad altro interlocutore.

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