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Start up innovative: esperienza pratica

Start up innovativa, chi era costui?” Parafrasando volgarmente il povero Don Abbondio, vorrei raccontare ad oggi cosa è stata la nostra avventura come start up innovativa. Salterò i riferimenti alle leggi che la regolano ed alla definizione di start up innovativa per concentrami sugli aspetti che abbiamo toccato in pratica.

Innanzitutto cosa non è una start up

Vorrei sfatare un mito: una start up non si fa con un Euro di capitale. Ne occorrono sempre molti di più. Con 1€ non si riesce neanche a prendere il caffè davanti al quale discutere della prima idea originale (serve 1,10€ a persona e di solito si discute almeno in due).

  • Start up non è una cosa semplice che si improvvisa in un garage secondo la famosa retorica americana. Servono competenze imprenditoriali, amministrative, tecniche, tecnologiche, commerciali, finanziarie etc. Se è vero che camminando si impara, è anche vero che le semplificazioni non pagano e la strada è molto complessa. Il numero di competenze necessarie e la mancanza di risorse per acquisirle è il primo enigma da risolvere in due sensi: dove le trovo, come le pago.
  • Start up non è ovunque. La maggior parte dei dottori commercialisti non si avventura nella gestione dei conti e degli adempimenti. Questo perché nei diversi territori la densità di imprese e le competenze collegate sono distribuite a macchia di leopardo. Non c’entra niente la differenza tra Nord e Sud. Basta spostarsi da una provincia all’altra per scoprire baratri di ignoranza sullo strumento.
  • Start up non è finanziamenti pubblici a pioggia. Il sistema dei bandi regionali rappresenta ancora una lotteria con tassi di copertura delle domande che spesso non raggiungono il 10%. Ciò vuol dire che 9 imprenditori su 10 scrivono progetti che non verranno finanziati.
  • Start up non è finanziamenti europei. Il meccanismo degli Horizon per le PMI ha tassi di successo ancora inferiori. Se è vero che scrivere (anche in inglese) la propria idea su carta aiuta a raffinarla (sempre e comunque) è anche vero che l’impressione che serva il wow effect rende il tutto piuttosto grottesco.

Ma allora cos’è una start up?

Sicuramente è la possibilità di accedere alle garanzie del Mediocredito centrale per poter affiancare ai capitali dei soci un eventuale finanziamento bancario. Altro snodo: di quale istituto bancario? A parole tutte supportano i progetti. Nella pratica solo pochi istituti sono strutturalmente preparati ad accogliere e valutare le proposte. Di nuovo si pone un tema di predisposizione del sistema alle start up. Come piccola impresa si interagisce con il settore retail delle banche. A livello locale non è detto che l’addetto abbia competenza e che la catena interna porti rapidamente la domanda all’area che ha le competenze per decidere. Nella nostra esperienza 3 banche su 4 hanno sostanzialmente atteso che ne trovassimo una quarta che toglieva le castagne dal fuoco. Una ci ha detto che sarebbe volentieri entrata come seconda banca, una solo in caso dell’ingresso di altri finanziatori ed una ci ha detto per causa traslochi degli uffici non riusciva a darci una risposta.

Sicuramente è credito d’imposta per le spese in ricerca e sviluppo. Questo meccanismo prevede la possibilità di riportare a bilancio un credito di imposta pari ad una parte consistenza delle spese sostenute. Il meccanismo non è agevole tanto che occorre pagare una società di consulenza per poterne beneficiare ma il mondo si sa non è perfetto.

Tirando una somma quindi cosa si può dire? Lo strumento della start up innovativa non è la soluzione ai problemi ma offre attraverso la garanzia bancaria e lo sgravio fiscale un meccanismo di avviamento interessante delle prime fasi di sviluppo. In entrambe i casi l’accesso agli strumenti è “abbastanza” agevole e certo.

Nella nostra esperienza è invece da considerare attentamente il rischio che per seguire finanziamenti pubblici si distolgano tempo e risorse intellettuali allo sviluppo dell’idea.

Forse la sintesi è che almeno nelle fasi iniziali una buona banca ed un po’ dei propri risparmi siano comunque indispensabili a permettere all’idea di muovere almeno un paio di passi.

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