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Spesa in campagna o e-commerce? Sempre in campagna. Un lusso a cui non rinunciare!

Sono tante le imprese agricole che sull’onda dell’”e-commerce per tutti” stanno valutando se investire in questo senso.

Personalmente credo che l’ecommerce nel settore alimentare non aiuti né il produttore né il consumatore. Il primo viene spersonalizzato, il secondo perde il vero lusso che non consiste nell’acquistare da casa, quanto piuttosto nel trovare il tempo per andare a comperare direttamente in campagna.

Aumentano le vendite di e-commerce ma non dimentichiamo i valori in campo
I vari osservatori ci dicono che l’acquisto di cibo via e.commerce aumenta. Non ci dicono però cosa venga acquistato né che gli acquisti in fattoria aumentano.

Io credo ci siano tre ragioni principali per cui vendere “a casa” non debba essere trascurato.

  • Patrimonio. L’agricoltura italiana è una di quelle maggiormente patrimonializzate al mondo. Terreni sistemati nei corsi dei secoli, abitazioni rurali monumentali, investimenti tecnologici, organizzazione del lavoro e dei fattori della produzione, bellezze storiche e naturali che si mescolano ai campi coltivati. Perchè rinunciare a questo valore per puntare solo sul prodotto “nudo e crudo” che a lungo andare diventa commodity capace di attirare l’attenzione solo grazie a campagne pubblicitarie costosissime?
  • Cultura di prodotto. Come consumatore amiamo acquisire informazioni dal produttore che, fino a prova contraria, è il migliore intenditore e l’unico vero garante. Perché dobbiamo farci raccontare questo dai guru della comunicazione che spesso non fanno altro che cavalcare mode che banalizzano qualsiasi concetto? Non c’è niente di meglio del sentirsi dire dal produttore quanta fatica c’è dentro un prodotto.
  • Profumi e sensi. Immagini, luci e profumi tipici del prodotto acquistato in campagna gratificano tanto quanto il sapore dello stesso e legano il consumatore intimamente a quell’azienda..

Ed il servizio al consumatore dove lo mettiamo?
Il servizio serve eccome a patto che almeno una volta all’anno l’azienda riceva la visita del suo cliente per rinsaldare il patto di fiducia che esiste tra i due. Fin da bambini ci fidiamo solo di poche persone quando si tratta di cibo. All’inizio è la mamma, unica insostituibile. Poi viene chi è in grado di guadagnarsi la nostra fiducia in una specie di imprinting che giustifica il viaggio per andare in fattoria o la deviazione dai nostri soliti percorsi. C’è un orgoglio del consumatore nel vantare di conoscere di persona il proprio produttore.

Ma in città come si può fare?
In città esiste un’altra figura insostituibile: il fruttivendolo. Lavora come un mediatore ed un educatore. Conosci i suoi clienti ed i fornitori. Li sceglie accuratamente per creare valore. Si alza alle 4 di mattina per andare a cercare le specialità, la varietà giusta di prugne per fare la marmellata o il melone più bello per fare bella figura con gli ospiti.

Ed il digitale cosa fa in questo mercato?
Il digitale può essere un grande aiuto allo scambio di informazioni dirette ed istantanee tra consumatori ed imprese. La comunicazione intermediata perde valore o peggio può prestarsi a speculazioni. Il digitale inoltre aiuta a creare e raccogliere dati. Gradimento, recensioni, scambi social, sono alcuni dei benefici che ha portato ai consumatori dando loro il potere di creare un ranking tra gli operatori. È successo in tanti settori e succederà anche in agricoltura con i progetti innovativi.

Non di sole calorie vive l’uomo. 
In ambito produttivo e distributivo il digitale può fare molto per l’agricoltura 4.0 ma rimane fondamentale portare il cliente in azienda per aggregare al prodotto tutto il valore che ha.

Ben oltre l’apporto in calorie.

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