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Quanto vale un consumatore fedele su Facebook per un’azienda agricola?

Calcolare il valore di un consumatore che segue la nostra azienda su Facebook non è immediato. In termini di acquisti, ognuno di loro consuma in media 1-2 € al giorno di frutta e verdura e circa 10 € di alimenti/gg.

Se mangiasse solo i prodotti della nostra azienda il valore acquistato sarebbe pari a 365-730 €/anno per il fresco e 3.650 € per gli alimenti in generale. Ma non funziona cosi, occorre migliorare il metodo di calcolo. Vediamo come lo facciamo noi di C2b4food.

Le aziende agricole investono poco o nulla in comunicazione per i seguenti motivi:

  • Spesso hanno pochi prodotti da vendere e solo in determinati periodi dell’anno;
  • Molte volte vendono i loro prodotti ad altre aziende che si occupano della commercializzazione;
  • A volte questi distributori coprono il nome del produttore per loro esigenze commerciali;
  • L’agricoltore vuole vedere il risultato in termini centesimi/kg venduto già entro la stagione;
  • Il produttore spesso non sa neanche dove vadano a finire i suoi prodotti.

Tutti questi sono buoni motivi per scoraggiare un investimento in comunicazione.

La domanda che torna è sempre quella, perché dovrei investire in comunicazione sui miei prodotti agricoli, anche attraverso i social, se tutti gli elementi sopra sembrano sconsigliarmelo?

Personalmente, credo sempre nella necessità di sapere dove vada speso ogni € che esce dall’azienda. Quanto costa ottenere il famoso “Mi piace” sulla pagina Facebook di un’azienda agricola? Indicativamente tra 0,15 e 0,45 €/. E quanto vale per l’azienda nostra cliente?

Il “Mi piace” in sé non vale niente. Gli americani, che ci hanno venduto il sistema parlano di vanity index, ossia di indice della vanità. Se pensiamo che avere 10.000 Mi piace valga di più che averne 5.000 ci sbagliamo.

Il valore è invece calcolabile con i seguenti indicatori:

  • Quanti dialoghi apriamo con i nostri consumatori?
  • Quante volte ci fanno vedere le cose sotto il loro punto di vista aiutandoci a migliorare?
  • Quanti di loro ci chiedono dove possono comperare i nostri prodotti?
  • Quanta educazione al prodotto possiamo fare spiegando le cose semplici che facciamo tutti i giorni?
  • Quante volte riusciamo a tranquillizzare i nostri consumatori spiegando bene come avvengono le cose in campagna?
  • Quante volte un silenzio per una cosa non detta o una risposta stizzita ci allontanano dal cliente?

Il vero valore della comunicazione è la fiducia che si misura con il numero di persone che interagiscono con noi perché credono che una cosa detta da noi valga di più di quello che leggono in giro.

Si chiamano fiducia del consumatore e reputazione dell’azienda.

Proviamo ad invertire i ruoli:

  • Come consumatori, comprereste da un negoziante che non parla mai?
  • E da qualcuno che non vi spiega niente delle cose che sa e che sono nel vostro interesse?
  • Vi fidereste di qualcuno che non ha neanche un’insegna sul proprio punto vendita?
  • O di qualcuno che a qualsiasi domanda si rende irreperibile?
  • Dareste soldi a qualcuno di cui non conoscete la reputazione?

Parlando di comunicazione quindi la vera domanda non è quanto vale un Mi piace, ho già detto che non vale niente. La vera domanda è quanto danno mi fa rimanere in silenzio, dietro le quinte, senza una voce su niente di quello che mi compete, lasciando che siano gli altri a parlare di me e dei miei prodotti in funzione dei loro interessi.

Con la fiducia del consumatore e del cliente si può sempre recuperare il centesimo/kg speso in promozione senza nessun problema. Consapevoli della propria reputazione si può entrare molto più sicuri di se in una negoziazione.

Ma c’è una cosa ancora più importate: comunicarsi all’esterno vuol dire mettere in ordine le cose nella propria azienda, diventare competitivi e soprattutto efficienti.

La reputazione è il vero valore della comunicazione per l’azienda agricola, oggi come 100 anni fa. Non si inventa niente, cambiano solo gli strumenti che diventano più potenti e pervasivi.

Nel secolo scorso, si andava a messa con la camicia bianca e tutta la famiglia schierata. Oggi, se vogliamo ben vedere, è la stessa cosa, ma ai sagrati si sono aggiunte le piazze virtuali.

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