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Educare il consumatore con la comunicazione

Lo spot di un noto marchio di trasformati, in onda in questi giorni, punta il suo argomento di comunicazione principale su “ortaggi esclusivamente coltivati in pieno campo”.
La cosa mi ha fatto riflettere.


In termini di comunicazione la scelta è perfetta, questo noto marchio coltiva realmente in pieno campo e nell’immaginario collettivo il pieno campo è il metodo di coltivazione tradizionale e per il cibo è ormai passato il messaggio che tradizionale = qualità.

Chi opera nel mondo agricolo però sa bene che il pieno campo non è, in termini assoluti, meglio della serra. I parametri che determinano la qualità di un prodotto agricolo sono molti come le scelte varietali, le tecniche di coltivazione, di irrigazione, i metodi di illuminazione, l’utilizzo di nuove tecnologie, e molto altro.
Allora viene da chiedersi è sempre giusto cavalcare l’immaginario dei consumatori quando si fa comunicazione? Anche se si alimentano falsi miti.
Ribadisco nel caso specifico è un dato di realtà quindi più che corretto.


Vorrei però soffermarmi su quanto sia importante trasmettere informazioni su come è oggi l’agricoltura, quanti benefici le innovazioni hanno portato alle coltivazioni. Tradizionale come sinonimo di qualità è un’idea romantica destituita di fondamento.
Consumatori informati sono più consapevoli e partecipare alla loro educazione alimentare, mentre si fa comunicazione, è un investimento che nel lungo periodo ripaga.
Sfatare un po’ di falsi miti dovrebbe aiutare i produttori a vendere meglio.


Pensate solo alla vulgata che pretende che l’ortofrutta buona è solo quella di stagione. La coltivazione in serre tecnologiche permette oggi di crescere prodotti di eccellente qualità anche fuori stagione. Si tratta di una conquista importante soprattutto per i consumatori.


Oppure le varie leggende su come si determina se un frutto è maturo.  Facciamo l’esempio del melone con consumatori che si aggirano per i banchi dell’ortofrutta ad annusare i frutti senza considerare, non solo che ogni varietà ha la sua fragranza e che esistono meloni, selezionati proprio per andare incontro a chi non ne apprezza il caratteristico profumo, senza fragranza. Questi sono destinati a rimanere sui banchi dell’ortofrutta perché non odorano?


Ancora, il tema degli innesti, percepiti dai non addetti ai lavori come una sorta di manipolazione genetica da scienziato pazzo. In realtà basterebbe spiegare come una pianta innestata sia più vigorosa, capace di produrre frutti di maggiore qualità, meglio adattabile ai terreni e resistente a malattie. Tutti aspetti più che positivi.


Una società che vive ormai da molto tempo lontana dalla natura, ma che persevera in un’idea dell’agricoltura da antica civiltà contadina, non è un bene per le imprese agricole che sanno innovare e creare qualità.
C’è bisogno di informare, di far sapere come si produce. Il pubblico è avido di informazioni, si tratta semplicemente di fornirgli quelle corrette con trasparenza. Diventeranno consumatori migliori.

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