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Consumatori e Reparto Ortofrutta

Il consumatore è l’elemento finale della filiera ortofrutticola, è colui che ha in mano il mercato, ed è quindi fondamentale riuscire a soddisfare le sue richieste.
La scelta che fa è influenzata di certo dal suo vissuto, ma quali sono gli elementi che valuta per acquistare frutta e verdura?

Di certo non voglio fare uno studio di sociologia/antropologia/economia, ma vorrei solo riportare una mia riflessione fatta grazie all’esperienza di quasi due anni nel reparto ortofrutta di due catene differenti della GDO (grande distribuzione organizzata).

Oggi il consumatore, è un interlocutore molto meno ingenuo, più attento a ciò che trova sul mercato, ha una certa consapevolezza dei prodotti a disposizione e di conseguenza le sue aspettative sono molto alte. Tutto questo è frutto del numero incredibile di fonti a sua disposizione per informarsi (televisione, social media, blog, riviste dedicate), però, bisogna anche considerare, che spesso è difficile per chi non è dentro al settore agroalimentare, riuscire ad identificare le informazioni inesatte che gli possono essere sottoposte.

Le scelte, sostanzialmente, sono fatte basandosi su pochi elementi, a cui viene attribuita una scala empirica, frutto dell’esperienza maturata nella propria vita. Le voci di questo ipotetico schema su cui si basa ogni persona quando acquista frutta o verdura, sono: la qualità, la presenza o no di certificazioni, il prezzo, il gusto e la conservabilità a casa.

La qualità di frutta e verdura viene sempre determinata basandosi sull’aspetto, su come si presenta e di conseguenza viene rapportata al prezzo. Oggi i consumatori guardano molto al costo del prodotto, visto che la maggior parte delle volte, la qualità dei prodotti ortofrutticoli venduti nei supermercati è ritenuta mediocre e il prezzo troppo elevato. Al contrario per i prodotti biologici e biodinamici, viene accettato di avere frutta e verdura con la presenza di qualche imperfezione estetica e con prezzi mediamente più alti, visto che vengono percepiti come sintomi di qualità e salubrità del prodotto, per cui può valer la pena spendere qualche euro in più per la propria spesa.

Discorso analogo può essere fatto per prodotti con certificazione DOP o IGP, percepiti come garanzia di qualità, quindi il consumatore vede di buon occhio il prezzo più alto rispetto un prodotto convenzionale.

Una volta arrivati a casa si passa al secondo step di analisi da parte del consumatore, il gusto e la conservabilità. Quello che spesso viene riportato dalla clientela, è che i prodotti (soprattutto la frutta) spesso risultano insipidi, senza sapore, rispetto a come erano “una volta”; inoltre anche la shelf life dei prodotti viene descritta come irrisoria (in particolare nel periodo estivo), in quanto si presentano già deteriorati nel momento del consumo.

La bassa considerazione che una buona parte delle persone ha dei prodotti ortofrutticoli venduti dalla grande distribuzione a che cosa ha portato?

Parlano chiaro i dati dell’Osservatorio Ortofrutta di Ismae-Agroter, riferiti ai primi tre mesi del 2018, registrando in Italia una riduzione del 2,5 % rispetto allo stesso periodo del 2017.

Questo è lo scenario odierno nel settore ortofrutticolo, dove sono i clienti, e non i prodotti, a scarseggiare, in altre parole è la domanda e non l'offerta il vero problema. Quindi quale sarebbe l’obbiettivo dell’imprenditore agricolo e degli addetti al lavoro, per migliorare la reputazione dei prodotti?

Senza dubbio, mettere al centro della propria attività e delle proprie finalità il consumatore, cercando di concentrarsi sulla soddisfazione delle sue esigenze, nel modo più comodo ed efficacie.

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