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Agricoltura in città

Vorrei collegarmi all’ultimo articolo scritto dalla mia collega Lorenza Becchi, nel quale si parla di come l’abitudine di fare la spesa (di frutta e verdura) dal contadino sia in forte crescita tra le famiglie italiane.

Il consumatore, ormai, ha acquistato una certa consapevolezza a riguardo della sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale e la qualità dei prodotti. Una conseguenza è quella di ridurre gli acquisti di frutta e verdura nelle grande distribuzione. Da un’indagine di Coldiretti è emerso che 6 italiani su 10 hanno fatto la spesa la spesa dal contadino almeno una volta al mese nell’ultimo anno.

Sostanzialmente, il consumatore cerca un prodotto fresco (appena raccolto), durevole, saporito, di qualità e vuole conoscere chi coltiva quel prodotto.

Con l’aumento della popolazione e la conseguente espansione delle città, ha portato la campagna a trovarsi a stretto contatto con l’agglomerato urbano o addirittura, in alcuni casi, si può trovare inglobata in esso.

L’agricoltura può essere classificata in base all’ubicazione e alle funzioni che va ad espletare:

  1. Agricoltura periurbana: con funzione prettamente economica e dedicata alla produzione;
  2. Agricoltura urbana: copre molteplici funzioni, da quella didattica alla terapeutica, a quella ludico-ricreativa e aggregativa, fino alla gestione delle risorse naturali locali e alla cura del verde urbano.

Proprio a riguardo di questo stretto rapporto che si è venuta a creare tra città e attività agricola, il presidente di Confagricoltura Massimo Giansanti, durante la giornata di apertura del corso “LAbGov – Laboratory for the Governance of the city” presso LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali) tenutasi il 15 febbraio scorso, ha affermato che “l’agricoltura non è più riconducibile esclusivamente all’attività di produzione, ma sempre di più alla capacità di fornire servizi all’ambiente e alla comunità, modificando quindi anche il suo rapporto con la città”. Inoltre prende posizione a riguardo degli orti urbani, dicendo che “sono in grado di portare numerosi benefici alla città, in campo ambientale, ma anche sociale ed economico: maggiore biodiversità, meno rifiuti, miglioramento del clima, inclusione sociale e sviluppo di nuove comunità, occupazione, riduzione del costo degli alimenti. Inoltre, gli orti urbani sono diventati un elemento caratteristico delle città, tanto da essere considerati una componente irrinunciabile nella progettazione di nuovi quartieri e centri abitati. In questi termini, l’agricoltura urbana può essere considerata come un elemento importante per la resilienza delle città moderne”.

Ovvio, cambiare lo stile di vita delle città moderne non è una cosa così scontata e semplice, ma in giro per il mondo ci sono delle belle iniziative di agricoltura.

Modello di Cuba
L’Isola caraibica ha fatto di una necessità una vera e propria virtù.

Cuba nella seconda metà dell’900 è stata soggetta a due grandi crisi economiche; la prima in seguito all’embargo (el bloqueo) commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti, la seconda fu la conseguenza della caduta dell’URSS (partener economico subentrato dopo l’embargo).

In particolare, dopo la caduta del muro di Berlino, Cuba si trovò con le forniture di petrolio ridotte al minimo e il settore agroindustriale fu uno dei più colpiti. Lo stato chiese aiuto a ricercatori universitari, esperti di permacoltura e agricoltori per studiare un sistema che potesse garantire alla popolazione di sopravvivere. I cittadini vennero aiutati dal Governo a creare degli orti urbani.

Già a metà anni ’90 L’Avana era autosufficiente per la produzione di frutta e ortaggi. Questa autosufficienza di frutta e verdura non significava autosufficienza alimentare, ma è comunque si trattò di un risultato notevole. Oggi gli orti urbani (organoponicos) sono una rete di oltre 10000 ettari di terreni e punti vendita che forniscono un milione di tonnellate di vegetali e altri generi di alimentari ogni anno.

Poket city farm di Sidney
All’interno di Sydney di una delle megalopoli dell’emisfero australe (oltre 4 milioni di abitanti) si trova un’azienda agricola, nata nel 2016 dove una volta c’era un vecchio campo di bocce abbandonato. Ormai per la città Poket City Farm è diventata un punto di riferimento. L’azienda agricola, e si pone come obbiettivo quello di educare gli abitanti delle città riguardo l’agricoltura urbana, in particolare se viene praticata rispettando i principi delle pratiche biologiche o comunque sostenibili. All’interno di questo spazio vengono venduti i prodotti coltivati, inoltre si organizzano corsi di yoga e laboratori legati al giardinaggio e agricoltura. Dopo questi tre anni di successo, la loro visione di questo progetto è cambiata, puntano di togliere all’agricoltura urbana l’alone di passatempo, ma invece di farlo diventare un modello economico alternativo e più sano.

Coltivazioni a metro 0
Luoghi dismessi, abbandonati o inutilizzati oggi trovano una nuova destinazione d’uso, grazie a impianti di coltivazione altamente tecnologici.

Per la maggior parte dei casi si tratta di vertical farm, cioè serre con impianti di coltivazione in aeroponica o idroponica, illuminazione con i led e sistemi di fertirrigazione. Grazie a queste soluzioni si possono gustare prodotti freschi, anche ricercati ed esotici, esenti da pesticidi e con la possibili di ridurre notevolmente la filiera. Alcuni esempi di queste aziende sono la FarmOne, Aerofarms e Gotham Greens a New York e Bright Farms di Chicago; anche la GDO sta andando vero questa direzione, come Auchan a Torino, i supermercati Metro in Germania e in olanda la catena Albert Heijen.

Altre soluzioni prevedono l’impiego del verde pensile, così da poter posizionare dei substrati idonei alla coltivazione di piante da orto su superfici inutilizzate, come tetti o piazzali cementati. In questa direzione si sono mosse anche alcune catene della grande distribuzione, ad esempio Lidl e i supermercati canadesi IGA.

Riduzione della filiera, riduzione dell’impatto ambientale, funzioni ambientali, prodotti raccolti al momento giusto, socializzazione, integrazione, formazione, cultura, lavoro socialmente utile, produzione di cibo. Potrei andare avanti elencando punti forti delle varie declinazioni dell’agricoltura in ambiente urbano, creando sistemi più adeguati alle varie situazioni.

Forse uno dei degli elementi che oggi abbiamo in mano per creare un sistema e una società più sostenibile.

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